#27: Il tempo non aspetta

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Silvia

Il primo amore è quello che insegna.

Insegna ad amare davvero, a mettersi in gioco, a superare gli ostacoli.

Ho visto mio figlio crescere ed innamorarsi. Ho visto la “ragazza” di mio figlio. Non ho dubbi sull’esistenza del loro amore. O affetto, o pura simpatia estiva.

Sapevo delle telefonate notturne, degli sms.

Ma la cosa che mi ha sorpreso di più è stato il mio non accorgermi di quanto in realtà loro fossero legati. Sapevo del diradarsi delle loro chiamate, avevo finito con il pensare che si fossero dimenticati l’uno dell’altra, pensavo che le loro strade si fossero divise.

Io sarei partita per seguire il cugino di Lorenzo in un concorso a Novara e non mi fidavo molto a lasciare Lorenzo solo a casa. Quando arrivai, nei box di fronte a quello di mio nipote, c’era quello di Iris.

Era allegra, solare, gentile e intelligente, un po’ mi dispiaceva aver sempre pensato male di lei, alla fine era davvero una ragazza d’oro, aveva un’energia incredibile, ma ancora non capivo chi era realmente. Accarezzavo il suo cavallo. La vidi in gara, con una grinta che pensavo non avesse.

La vidi salutare Novara con uno sguardo triste, la vidi perdersi nei ricordi, seduta davanti al suo box, mai avrei pensato che mio figlio le avesse rubato il cuore in quel modo.

Come poteva una calda giornata di agosto, averli legati così stretti? Come potevano amarsi davvero?

Avevo sempre creduto che un colpo di fulmine come quello tra me e Andrea era impossibile che si potesse ripetere.

La cosa che mi irritava, era che Lorenzo non aveva mai detto nulla a nessuno della sua famiglia.

Avevo lasciato correre, continuando a dichiararmi cieca, di fronte alla realtà e questo fu in assoluto un errore madornale.

Mi tornò alla mente un ricordo di molti anni prima, una sera

incredibile con Andrea e Filippo.

-Hey, ci pensi mai al futuro?

-Guarda, vedo solo le stelle che brillano. Tu le vedi? Beh, secondo me siamo come una scia di una stella cadente.

Un nulla nel tutto e un tutto nel nulla. Il futuro siamo noi.

Noi e le nostre scelte… da quelle giuste a quelle sbagliate.

-E non temi tutto questo?

-Sono talmente spaventata che sotto questo cielo mi sembra di soffocare, mi sento il peso dell’universo mentre mi toglie il respiro. Credimi, siamo senza fine, perché, anche se c’è una fine, noi andremo oltre.

Eravamo giovani e stolti, ma avevamo ragione.

…to be continued

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#26: Momenti inaspettati

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Andava nell’unico Liceo Psico-Pedagogico della città, sicuramente non ci saremmo sbagliati, e le avremmo fatto una super sorpresa. La Stazione era gremita di gente e di studenti che tornavano a casa. Dopo numerose difficoltà arrivammo finalmente davanti alla scuola.

<<Piccola, mi manchi>> le mandai un sms.

 <<Anche tu. Non mi rispondevi più, dov’eri finito?>> Cavolo, mi sentivo uno schifo. Ma era anche vero che ce ne avevamo messo di tempo a organizzare quel viaggetto.

Continuai a scriverle. <<Capirai… sei a scuola?>>

 <<Ovvio! Esco tra un po’…>>

<< A dopo!>>

<<?>>

<<Capirai…>>

Guardai i miei due compagni e li abbracciai. Senza di loro, non sarei mai arrivato sano e salvo. I minuti passavano lenti. Fremevo. Ero in ansia. In panico. Poi la campana suonò.

Pochi istanti dopo, una inconfondibile testolina castana fece capolino dal portone.

Alzò lo sguardo ed incrociò il mio, stupore, gioia, rancore, amore.

Il tempo è strano. Sembrava immobile e allo stesso tempo veloce. Non so descrivere quel momento, il riaverla tra le braccia, il suo profumo mischiato al mio.

 Nostri come lo eravamo sempre stati. Come lo saremmo sempre stati. Mi guardava con quei suoi occhioni colmi di stupore. Non so dire chi tra i due fosse il più incredulo. Di certo c’era solo il nostro essere insieme.

 “Quindi voi mi state dicendo che non avete prenotato nessun albergo e che avete preso il treno all’improvviso e che avete fatto tutto questo… per me?” 

“In effetti è stata una follia. Ma se non le facciamo noi le follie, chi le fa?” Sorridevo.

Eravamo a bordo della piscina di casa sua.

“I miei sono via per affari ed io resto sola… ma voi? Restate fino a domenica? Vi va? Dai vi prego!” Non so come ci convinse. Certo è che fu fantastico.

Finalmente noi. Non c’è nulla di più meraviglioso dello svegliarsi alle prime luci dell’alba con lei accoccolata ed abbracciata a me. Le pelle morbida, ed i nostri profumi insieme. Mi sentivo davvero bene, felice, completo.

Era la mia dolcezza, avrei voluto potermi svegliare così ogni giorno della mia vita.

“Buongiorno piccola”

 E così, fino alla domenica.

Sul treno di ritorno piangevo disperato, inconsolabile. I miei amici mi guardavano, in silenzio. La verità era che mi mancava da morire. Volevo lei… per tutta la mia vita.

 …to be continued

#25: Amore a distanza

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Lorenzo

Stavo sbagliando. Stavo clamorosamente sbagliando. Dopo il concorso, mi era sembrato di essere in un altro e bellissimo mondo, un mondo fatto di amore. Mi amava per quello che ero, senza minimamente sapere chi ero. Le appartenevo più di quanto non le dimostrassi. 

La ignoravo. La trattavo male e non lo meritava. Non mi meritava, non potevo credere che lei amasse davvero me. Lei era così bella, così solare, così unica…

Ma io mi guardavo attorno, guardavo le altre ragazze, le vedevo, ci uscivo…I miei amici dicevano che così facendo l’avrei persa. Ma sapevo che lei mi amava così tanto che mi avrebbe sempre perdonato e amato malgrado tutto.

Era come se lei fosse sempre stata con me. E sempre ci sarebbe stata. Capivo che io invece non avevo mai amato al punto da sentirmi male. Non avevo mai pianto tutte le lacrime su di un cuscino. Non per amore, almeno. Io non avevo mai amato.

Era dovuta arrivare una perfetta sconosciuta dall’altra parte dell’Italia, da un buco sperduto della Toscana centrale, per farmi capire che ero vissuto di inganni, di illusioni, di false verità. Non avevo mai trovato la mia anima gemella.

Ero solo, lo ero sempre stato. Volevo piangere e sparire. Non avevo mai vissuto e se non fosse stato per Iris, non me ne sarei mai accorto.

Mi ero innamorato, stavo con la ragazza che amavo ma… la distanza mi spezzava il cuore. Non avrei retto.

-Hey Bro’ sei qui! È da una vita che ti cerco!

-Dovresti saperlo ormai… vengo sempre qui…

-Perché ti comporti così?

-Di che parli, Giulio?

 – Ascolta… Lore, ti conosco come le mie tasche. Sei un mio carissimo amico, potrei dire che sei come un fratello. Perché non chiedi a Silvia se ti accompagna in Toscana?

– Non capirebbe…

-Si invece. È tua madre!

-E allora? Non mi porterebbe. Non credo che Iris le piaccia…

-Deve piacere a te, non a lei…

-Lo so… beh dai vedremo ok? -Ok… andiamo in classe?

Tornai a  casa dopo la scuola.

-Ciao Ma’! Sono tornato! 

-Ciao tesoro! Com’è andata a scuola?

-Al solito!

Ok, dovevo farcela. Che mi costava chiederle se mi portava in Toscana?

 – Mamma, devo chiederti una cosa…Ti va di fare un giro in toscana un weekend di questi?

Mi scrutò attentamente. Ok, aveva capito tutto.

 -Tesoro io ho la Winter Cup di dressage, non posso accompagnarti. 

Lo sapevo era inutile.

– Però se vuoi andarci con Riccardo e Giulio a me va bene…

-Posso davvero?

-Certo! Basta che non combiniate casini…

Non le risposi neanche, corsi a prendere il cellulare per avvisare Giulio. Lei si girò verso Raffaele, dicendogli “Abbiamo un problema”.

 Problema? E da quando la felicità del primo amore è un problema? Ma, forse, ero troppo accecato dall’amore per capire cosa realmente stava succedendo.

…to be continued

#24: l’amore ai tempi di FB

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Lorenzo

Roma fu un concorso assolutamente indimenticabile. Io e i miei due amici sorridevamo estasiati dall’alto dell’oro. Avevamo confermato i nostri nomi e i programmi previsti per l’anno successivo. Mi guardavo attorno, non curandomi del fotografo che cercava di farci una foto di gruppo.

Cercavo Lei. Sentivo il suo sguardo, ma non la vedevo. La sua squadra aveva fatto un vero e proprio disastro. Ero dispiaciuto, ma cosa ancora più importante, volevo salutarla.

Scappai letteralmente dal podio e corsi al suo box.

La vidi, in jeans, con una maglietta azzurra e una felpa nera con il cappuccio tirato su. Gocciolava, e non capivo se lo aveva tirato su per ripararsi dalla pioggia o per non farsi riconoscere.

“Ciao!” la abbracciai da dietro, pizzicandole i fianchi.

“Oh ma sei pazzo?!”

Il salto e la sua espressione divertita mi fecero capire che era comunque felice di rivedermi.

“Così ci dobbiamo salutare…” iniziò lei.

“Già ma… ci rivedremo presto… è una promessa!”. Mi guardò male.

“Sai che le bugie hanno le gambe corte? Non fare promesse se non sai mantenerle…”

“No, io dico davvero…”

La abbracciai. Non l’avrei potuto giurare, ma mi sembrò di sentire la sua voce sussurrare “mi mancherai”.

“Pensavo di non riuscire a salutarti come si deve…” Senza pensare, la baciai.

“Lorenzo!” 

Mia madre mi stava chiamando “Devo andare…”

La bacia un’ultima volta, per poi perdermi nei suoi occhi. E corsi via, alla macchina.

Le scrissi un sms in zero secondi: “Vuoi una cosa seria o una cosa iniziata e finita qui?”  La sua risposta arrivò in un attimo: “Una cosa seria…” Ora potevo definirmi felice.

Iris

Premetto che avevo sempre avuto una notevole quantità di dubbi al riguardo delle storie a distanza. Non ero come quelle oche che mi ritrovavo in classe. Loro uscivano da scuola e si avvinghiavano come dei polipi ai loro ragazzi, ricevevano mazzi di fiori a scuola rendendola inagibile il giorno di San Valentino.

Ma come vi sentireste voi, se il vostro ragazzo vi giura amore eterno per una settimana e poi sparisce? Gli chiedevo di rivederci, ma non rispondeva.

Avevo ben inteso che tipo di ragazzo era, visti i suoi amici. Eppure mi ero illusa che lui fosse diverso, che non fosse come gli altri.

Il mio cellulare vibra? Oddio ma allora è un sms! 

Con la velocità degna di un ninja, presi il cellulare fuori dalla tasca e lo posizionai nell’astuccio che mi stava davanti. Con cautela, aprii il messaggio e… Federica. 

“Please so che stai impazzendo ma segui la lezione e non guardare assolutamente Fb”.

Perché?!

Una bionda ossigenata, più simile a un’asse con dei capelli notevoli, aveva scritto in bacheca al mio Lorenzo.

 Cosa? Cosa?! Come sarebbe a dire?!

Stavo per esplodere come una pentola a pressione dimenticata sul fuoco, così optai per una pacifica uscita dalla classe con relativa crisi isterica in bagno.

Cos’ero io per lui? Un giochino? A malincuore dovetti ammettere che, quasi sicuramente, a lui non importava assolutamente del “Noi” che eravamo diventati. Peccato che io ci avevo creduto davvero. 

 Ma una storia a distanza era una storia?

Quando avevo incrociato il suo sguardo per la prima volta, avevo avuto la sensazione tremenda e meravigliosa allo stesso tempo di appartenergli. Mi aveva incatenata con uno sguardo. Ma l’unica a soffrire, ora, ero solo ed esclusivamente io.

Ero delusa, profondamente delusa dall’amore… e dal destino.

…to be continued

#23: il principe Azzurro

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Lorenzo

 Il giro di perlustrazione non era andato come speravo. Di lei non c’era traccia.Così, in ritirata, tornammo al campo da dressage dove mamma e Raffaele stavano montando.

Poi, sentii il mio cuore annaspare. Dall’altra parte del campo erano arrivate due ragazze. Le avevo già viste, l’avevo già vista. Sorridevo, ero felice, l’avevo trovata. Il mio desiderio si era avverato, lei era qui.

 Vedevo le due parlottare tra di loro come due agenti segreti. A vederle così sembravano progettare un attentato, parlavano fitto fitto. Avrei tanto voluto scavalcare lo steccato e prendere quella bambolina tra le braccia. Le seguii con lo sguardo.

 Una gomitata improvvisa mi fece cadere rovinosamente a terra come un sacco di patate.

“Oh vecchio ma che t’han fatto, l’incantesimo?!” sghignazzava Giulio.

Dopo uno sguardo complice, ci fiondammo al bar a fare aperitivo, era un rito sacro che facevamo sempre. Le vidi sedute ad un tavolino, insieme ad un ragazzo che così, a prima vista, di macho non aveva nulla. I miei due compari traditori andarono subito a fare la loro conoscenza, lasciando a me il compito di ordinare gli aperitivi. Dopo averli raggiunti, né io né lei parlammo per tutta la mezz’ora che passammo l’uno di fronte all’altra. 

Ci studiavamo come due avversari. Mi leggeva nel cuore, eppure speravo che non vedesse quello che realmente io provavo per lei. Sentivo l’euforia crescermi dentro e allo stesso tempo tremavo e non per il freddo.

 Prima di andare, ci stringemmo la mano. “Piacere, Iris”.

“Piacere mio… Lorenzo”.

 Un ultimo sguardo ed uscì dal bar. Senza mai girarsi.

“Ragazzi… è lei”.

 “Lei chi?”

“La tipa di Novara…”

I miei due amici si guardarono.

“Domani gara. Poi si passa alla fase due”, peccato che io non avessi la più pallida idea riguardo a cosa consistessero queste “fasi”.

Iris

“Ciao!” mi guardai attorno. Ero davanti al mio box e cominciava ad essere buio ed io sentivo delle voci.

“Pss hey! Vieni dentro al tuo box!”

“Dentro al mio… cosa?!”

Mi fiondai dentro, procurandomi uno sguardo accigliato da Monsieur, il mio baio.

“Vieni verso la parete! Sto dall’altra parte!”

Da una delle fessure delle assi di legno, qualcuno mi stava parlando. Era Lorenzo!

“Hey ciao! Ma, che ci fai lì?”

“Veramente è il mio box, ma i miei amici non mi danno tregua e mi sembrava di aver sentito la tua voce, così ti ho salutata!”

“Ti va di lasciarmi il tuo numero?”

“Certo! Te lo stavo per chiedere io! Abbiamo un’intesa.. ehm,  mentale”

Evidentemente non ero l’unica impacciata e che stava per morire di vergogna oltre che di infarto.

…to be continued