#22: Cavalli e re-incontri

sotto-lo-stesso-cieloSotto lo stesso cielo

Lorenzo

Il cielo comincia a tingersi d’oro. Ho da poco aperto gli occhi. Non ho la più pallida idea di dove siamo. Le dolci colline mi scorrono davanti agli occhi. Riccardo e Giulio dormono ammassati nei sedili di fianco al mio. Roma, stiamo arrivando.

Il centro federale dei Pratoni del Vivaro è immenso. Malgrado sia giovedì, c’è già molta gente. Oggi finalmente avremmo provato le riprese di dressage un’ultima volta.

L’adrenalina cominciava davvero a farsi sentire. Cavalli in forma e noi esaltati come dei pazzi. Ci inoltriamo nelle file di box, “Giusto per dare un’occhiata alle ragazze” come dice sempre Riccardo. Io non dico nulla, ma mi sento un po’ un maniaco stalker mentre cerco il suo viso tra la gente che sembra impazzita ed in preda ad attacchi di isteria.

Iris

Io lo definisco stress da trasferta, quel fremito che ti percorre da capo a piedi, non appena senti il treno in arrivo, quella curiosità mista a timore di quello che verrà, il cuore che batte, oppure il cuore che si ferma. Perché ci sono attese che non vorresti mai vivere.

E’ facile riconoscere negli occhi delle persone quale attesa stiano vivendo. Chi ha gli occhi spenti, è perché sta lasciando qualcosa o qualcuno. Magari sta tornando alla sua cupa vita, oppure si sta allontanando dalla meraviglia che gli appartiene.

Chi ha gli occhi vispi, accesi, è quello che aspetta un nuovo inizio, una partenza, un arrivo, un qualcosa che gli ricorda il suo essere vivo.

Ma io, io che cosa sto aspettando? Non avevo motivo di essere agitata. Avrò tutto? Le valigie? Il baule? Il cavallo? Il criceto che faceva funzionare il mio cervello? Ero preparata?

Mi guardavo attorno, camminavo per i box alla ricerca di un qualcosa, di qualcuno.

Deviai con Fede verso i campi da dressage. Due cavalieri stavano montando due cavalli giovani molto belli. 

Ci sedemmo su una panchina lì vicino e ci perdemmo nell’eleganza del dressage, continuando a parlare e a scherzare come mille altre volte, complici, serene e rilassate.

I cavalli continuavano a danzare sulla sabbia, leggeri. D’un tratto, fu come staccarsi dal presente, non sentivo più la mia amica parlare. Semplicemente, era come se in un mondo di bianco e nero, i miei occhi avessero trovato i loro colori.

Dall’altra parte del campo, tre ragazzi stavano commentando i movimenti dei due cavalli.

“Lui” dissi spintonando la mia compagna.

“Ma chi?! E dove?”

Capelli scuri con riflessi chiari dati dalla luce del sole. Impossibile, doveva essere un miraggio. Era nella stessa posizione in cui lo avevo visto tempo prima: appoggiato con le braccia allo steccato e sguardo perso tra le zampe dei cavalli. Come potevo cercare di attirare il suo sguardo anche per un solo istante?

“Iris, sono i tre casinisti di Bergamo, te ne ho parlato fino ad ora! Hanno i box dalle tue parti…Oh, ma mi stai ascoltando?!”

“Si, scusa…è quello distaccato, quello castano”.

“Ma sei matta?! Quello è il nipote del giudice! Di Giuliani! Quello che ha stangato Alessandro ai regionali. Comunque sono forti come Junior, te li ritrovi in categoria”.

“Dai andiamo”

La trascinai letteralmente verso i box. Tuttavia, mentre camminavo, mi sentivo osservata. Era come se il suo sguardo mi stesse seguendo. Aveva capito? O guardava la mia splendida amica? Accelerai il passo e tornammo dai nostri cavalli.

…to be continued

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