#20: Iris

sotto-lo-stesso-cieloSotto lo stesso cielo

“Sei solo un’egoista. Ti importa solo del tuo cavallo e dei tuoi amici. Io vengo sempre dopo.  Non mi fido di te. Tu puoi essere tutto, puoi avere tutto. Perché io? A te non importa. Ti importa solo di te stessa.Non guardi in faccia nessuno!”

“Perché dici così? Non sono il mostro che descrivi! Ho anche la mia vita e non posso mollare tutto per te. Non sarebbe giusto! Perché devo essere nessuno con le tue regole? Io voglio essere un qualcuno per me stessa, un nessuno per gli altri, ma con le mie regole! Con i miei pensieri! Voglio essere amata così, perché ami quello che vuoi che io sia? Cosa c’è di sbagliato in me?”

 Dovevo trovare quel poco di forza rimasta, per scappare da quello che era: un amore che stava finendo male e una vita che stava prendendo la piega dell’infelicità. Tristezza, vattene via! Così avevo ricominciato. 

Tutto era stato stravolto in un istante feroce. Una burrasca, un tornado che mi aveva colpito con la delicatezza propria solo della brezza marina. Un soffio.

 Un lieve, delicato, fresco soffio di novità in una quiete assoluta e continua. Un soffio che mi aveva colpita con la violenza ed il fragore di un tuono. C’era tutto l’immenso del futuro in quel soffio.

Era bastato un incrocio di sguardi per sentire un brivido percorrermi tutta la schiena. Tutte le certezze granitiche di una vita, si sgretolarono nella potenza di uno sguardo. Stavo preparando il mio cavallo prima della gara. Ero talmente presa dai miei pensieri, che non avevo proprio notato il ragazzo appoggiato allo steccato, davanti ai campi da dressage. Non ci avevo fatto caso. Eppure, come alzai lo sguardo ed incrociai per caso i suoi occhi cristallini…perdetti me stessa.

Era come guardarsi nello specchio, uno specchio dell’anima. Vedevo riflessa me stessa, ma era come se non fossi io. Fluttuavo nelle mie emozioni, in balia di quell’uragano che mi stava stravolgendo internamente. Ero sgomentata, terrorizzata da quel senso di pienezza e pura felicità che mi riempiva. Dov’era il mio cuore? Quel disgraziato batteva così forte che sembrava scorrermi nelle vene fino a quasi volermele bruciare.

Fu un secondo, forse anche meno. Poi distolsi lo sguardo. Sentivo i suoi occhi indugiare su di me.

“Chi sei?” mi chiesi.

Vidi arrivare un suo amico, un altro sguardo, forse l’ultimo.

Cosa mi stava succedendo? Mi sentivo strana, distaccata dalla realtà.

“No” continuavo a ripetermi. Ero lì per la gara, per vincerla, ma così non riuscivo a guardare oltre e a concentrarmi.

Come potevo trovarlo? L’avrei più trovato? Mi guardai attorno, sempre verso i campi. Lo vidi, che mi sorrideva. Sorriso smagliante, capelli scuri.

Perchè fissarmi tutto il giorno senza parlarmi? La sera, mi rendetti conto subito dell’incanto di quel giorno. Ricordavo ancora le sensazioni che mi aveva dato il cross. Sapere che lui mi guardava, mentre io scattavo veloce nei prati. 

La vecchia me era svanita, c’era solo una persona incompleta che trovava la sua parte mancante in due meravigliosi occhi azzurro-verde. Le lacrime bruciavano i miei occhi, pronte ad uscire copiose. Dovevo trovarlo.

Dovevo!

…to be continued

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