#17: Qualcosa chiamato vita

Sotto lo stesso cielo

Isotto-lo-stesso-cielol primo dicembre, io e Filippo procedevamo spediti in direzione Milano. Ero nervosa, con Andrea avevamo avuto dei problemi non da poco, per colpa della gelosia. Tuttavia, man a mano che ci avvicinavamo, l’ ansia cresceva dentro di me. Arrivati in scuderia, trovammo il maneggio avvolto dal buio.Fissai Filippo.

“Si sono scordati di noi?” gli bisbigliai.

Una fievole luce si avvicinava alla nostra auto, quando fu abbastanza vicina, riconobbi immediatamente Elena.

 “Ragazzi, bentornati! Vi chiedo scusa ma c’è stato un black out e abbiamo dei problemi con dei contatori che sono saltati” ci disse giustificando la candela che teneva in mano.

 La strada la conoscevamo, la camera era stata divisa con un separé, il che dava un aria orientale alla stanzona. Avevo appena scaraventato per terra le mie valigie, quando sentii un colpo sordo provenire dall’armadio. Chiusi la porta a chiave, presi il mio frustino rosa a forma di stella e mi avvicinai all’anta dell’armadio.

L’abat-jour irradiava una romantica luce ed io indossavo una camicia da notte argentata, brandendo un frustino rosa a forma di stella. Che figura avrei fatto se lì dentro ci fosse stato un ladro?! 

Con uno scatto felino, aprii la porta dell’armadio e…due occhi azzurri mi fissavano vivacemente. Quegli occhi, quello sguardo furbo, quel sorriso malizioso. Lui.

 “Amore!” strillai lanciandomi nell’armadio e atterrando su di lui.

“Piccola, mi soffochi! Aiuto!”. Mi scollai dall’abbraccio.

“Che cosa diamine ci fai nel mio armadio?”

 “Sono entrato qui senza farmi vedere. Difficile sai? Sono ore che sto chiuso nell’armadio!”

La notte è fatta di fusa e di dispetti. Di sonno, di abbracci e di amore, dormire cuore a cuore, fianco a fianco. L’abbracciarsi e il voler essere soli e liberi, freschi e caldi.

Amore è aprire gli occhi al mattino e vedere che la persona tanto amata, tanto desiderata, tanto sognata, è ancora lì.

Durante quell’inverno ebbi modo di legare con i suoi amici, e di conoscere un ragazzo con cui in passato avevo avuto qualche rancore, Raffaele. Non avrei mai detto che fosse così simpatico. Ultimamente stavo molto con Raf, e tra un sms e l’altro, finì che io e Raffaele, da acerrimi nemici che eravamo, diventammo inseparabili come due fratelli.

Con questo legame che si era venuto a creare tra me e Raffaele, Andrea iniziò ad avere crisi di gelosia. Cadute massacranti in cross, incidenti da paura in salto ostacoli, un vero disastro, tutto per via della gelosia. Quando si è inquieti, i cavalli assorbivano la nostra inquietudine e diventavano inevitabili i problemi.

Ma io non volevo perderlo,era l’unica certezza che avevo. Da due anni la mia vita si era capovolta, io lo amavo, ma lui?

Mi ritrovai sotto casa di Andrea, sotto una pioggia torrenziale, a suonare il campanello. Sua madre mi aprì la porta e, uccidendomi con lo sguardo, chiamò il figlio maggiore. Come lo vidi, non ebbi più alcun dubbio. Tra le sue braccia, scoppiammo entrambi in lacrime. Ci amavamo, e malgrado tutto, non avremmo mai smesso di farlo.

…to be continued

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