Addestramento puledri: una soddisfazione continua

Tratto da una storia vera

Hai mai provato la sensazione di aver trovato il cavallo della tua vita? Il tuo migliore amico, quello che ti porterà lontano?

A volte capita.

Questa è la storia vera di un puledro di due anni. Quell’estate era stato bravissimo, nelle sue gare, non aveva avuto paura ed era stato molto facile da gestire. Mi aveva fatto divertire e non vedevo l’ora di vedere cosa avrebbe portato il nostro futuro.

In autunno decisi di accelerare un po’ la doma e l’addestramento e prepararlo a quello che sarebbe stata la prima volta in cui l’avrei montato. Iniziai a lavorarlo più spesso nel tondino, fino a che non gli misi la sella e iniziai a guidarlo da terra con le due redini. Non lo avevo mai fatto, ma lui era pronto e io mi fidavo.

 

Il nostro lavoro diventò un momento atteso da entrambi ogni giorno. Disegnavamo figure di otto e zig-zag tra i birilli e a volte lo facevo trottare, anche se era difficile stargli dietro.
Era un cavallo equilibrato e a volte un po’ pigro. Dormiva spesso, così spesso che mi fece preoccupare. Un giorno, chiamai il veterinario per sapere cosa avesse per dormire così tanto. Lui mi disse che non aveva nulla, stava bene e si sentiva a suo agio.
Mi piaceva trovarlo sdraiato. Presi l’abitudine di sedermi vicino a lui e accarezzarlo. Arrivammo a un punto in cui se lui era in piedi e io mi sedevo, lui si sdraiava vicino a me. A volte si addormentava con la testa sul mio polpaccio, mentre io accarezzavo la sua faccia. Si fidava veramente di me, non avevo mai incontrato un cavallo che mostrasse così tanto affetto.

 

Non ho mai pensato di stabilire una data precisa per il giorno in cui l’avrei montato per la prima volta. Solo sapevo che quando sarebbe arrivato il momento, avrei saputo riconoscerlo.
Una sera, aveva lavorato davvero bene con la sua sella nel tondino e seppi che era quasi giunta al’ora. Avrei dovuto aspettare l’indomani, per farmi aiutare da mio marito a tenerlo per la prima volta in cui l’avrei montato.

 

Quando finimmo il nostro lavoro, si avvicinò al centro da me, gli tolsi la sella e iniziai a spazzolarlo. Sognavo ad occhi aperti il momento in cui ci sarei salita per la prima volta. Da come si muoveva, immaginavo che montarlo sarebbe stato come fluttuare al di sopra del terreno. Finii di spazzolarlo e mi sedetti sul gradino per montare, per continuare a guardarlo e sognare meglio. Lui mi seguii come al solito e giocava con il naso tra i miei capelli, respirandomi sul viso.

 

Ancora sognando, salii in piedi sul gradino e iniziai a grattargli la spalla. Lui si avvicinò ancora di più e mi resi conto che era nella posizione perfetta se avessi voluto montarci su.
Sapevo che non era una cosa consigliabile da fare e che senza sella né redini avrei potuto farmi male. Lui girò il collo e mi lanciò un’occhiata delle sue, tentandomi e sfidandomi – dai, fallo!

 

Così, senza pensarci lo feci!

 

Passai la mia gamba sopra la sua schiena, appoggiando il peso delicatamente per non spaventarlo. Ero sopra!
Stetti lì un paio di minuti, accarezzandolo e grattandogli la spalla. Lui non si mosse, solo si girò, controllò la mia scarpa, sospirò e guardò lontano.
Lo abbracciai e mi lasciai scivolare giù, non volevo che nessuno lo sapesse. Mia madre è molto apprensiva e si preoccupa anche quando monto altri cavalli. Sapere che avevo montato per la prima volta un cavallo in doma, senza sella, senza redini, senza cap e senza nessuno vicino per aiutarmi non sarebbe stato il massimo per lei.

 

Nonostante questo, ne era valsa la pena, sarebbe stato il nostro piccolo segreto. Avrei dovuto aspettare il giorno dopo per il primo vero lavoro in sella, ma quel giorno tornai a casa camminando a dieci centimetri da terra. Di notte sognai di montarlo, stavamo galoppando, il suo manto era brillante e la sua criniera si muoveva nel vento. Potei solo sperare che il giorno seguente le cose andassero come avevo sognato.

 

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