#12: Gare, ostacoli e amore

Sotto lo stesso cielo sotto-lo-stesso-cielo

“Silvia, ti prego, spingi quel dannato baule!” continuava a sbraitare Filippo.

“Taci, risparmia il fiato e spingi pure tu!”

Io, lui, e Michele stavamo facendo i preparativi per il concorso più atteso dal mio cuore.

Fortunatamente, il viaggio fu veloce, contrariamente alla nostra routine, arrivammo sani e salvi al maneggio dove ci aspettava la prova del cross.

Appena arrivati, io e Pippo cominciammo a scaricare i cavalli e tutti i nostri bauli. Dopo aver fatto le treccine, mi avviai verso la pompa dell’acqua, per riempire un secchio e lavare i miei stivali, quando due braccia mi cinsero da dietro. Esattamente come un anno prima.

“Ciao meraviglia mia…”

“Ciao Amore mio…”

Quanto amavo quella voce.

“Vado a sistemare il mio cavallo, dopo ti va di vederci?”

“Certo tesoro!” gli sorrisi e, con lui al mio fianco, andai a portare il secchio davanti al box di Chantal, la mia cavalla.

Michele e Filippo mi stavano aspettando per la ricognizione del cross. Allegramente cominciammo a scorrazzare per i vari ostacoli fissi.

Li saltavamo, correvamo e ci comportavamo come dei matti: questo ci dava l’adrenalina pre-cross.

Il laghetto, doveva essere un accenno di acqua, ma le piogge torrenziali dei giorni precedenti lo avevano riempito a dismisura.

“Guarda che alto! Altissimo!” “E’ enorme!”

“Oddio no, no, no, che fai?! Nooooo!” Manco a dirlo, Pippo era finito in acqua, trascinandomi con sé. Sulla riva, Michele rideva come un matto.

“Pippo io ti odio!” esclamai ridendo.

E’ inutile dire che finimmo di guardare il cross, fradici da capo a piedi, con le rane e le alghe in testa, per poi fiondarci in camion per cambiarci i vestiti.

Uscimmo dal camion con il sorriso sulle labbra, sorriso che si spense nel momento in cui vedemmo i nostri istruttori che chiacchieravano amabilmente con i genitori del mio ragazzo. Si poteva intuire, dalle loro facce, che Michele aveva raccontato loro dell’incidente mio e di Pippo. Che figuraccia!

Mi ricomposi e sorridetti ai miei suoceri, dopodichè mi fiondai con nonchalanche nel box del cavallo di Andrea.

“Sei bellissima” mi sussurrò “ti ha fatto bene il bagnetto fuori programma?” rise sottovoce.

“Già, a quanto pare…” risi con lui.

Qindici minuti più tardi, stavamo galoppando fianco a fianco per la distesa di prati.

Il dannato laghetto, la collinetta, la siepe, il bosco, i cespugli, quanti meravigliosi ricordi! Amavo perdere la mia mente nel senso di libertà di un cavallo e un cavaliere che galoppano insieme al ritmo di un cuore solo. Erano semplici sensazioni che creano l’anima del binomio.

Semplicemente, in mezzo al cross, io ero me stessa. Vivevo per davvero in ciò che ero, in ciò che veramente desideravo essere. Finalmente, ero felice, ed ero me stessa.

Ero nel box che sistemavo Chantal, quando la testa del curiosone più pasticcione del mondo fece capolino dalla porta del mio box.

“Volevo solo informarti che stasera siamo invitati a cena con i tuoi possibili futuri suoceri. Forse ti conviene fare in fretta, così ti cambi, alloggiano nella nostra stessa pensione.”

Pippo attese che la frase facesse il suo effetto.

“Cosa?!” lo guardai costernata.

Davvero, non me l’aspettavo.

…to be continued

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