#9: Un caso senza speranze

Sotto lo stesso cielosotto-lo-stesso-cielo

“Questo è il campo da dressage, questo quello da salto, quelle le scuderie,  là c’è la selleria, tutto chiaro? Su, dai, ragazzi un po’ di sprint!”

Ma come faceva suo padre ad essere così pimpante alle 9 di mattina?

“Bene, comincerete con il nuovo puledro. Vi darete il cambio quando ve la sentirete. È un po’ caldo, ma non fateci caso e non dategli corda. Ha solo 4 anni, siate gentili ma non troppo generosi.”

Il dolce puledro scalpitante ci fissava con aria strafottente dal paddock. Inutile dire che la mezz’ora successiva io e Fil la passammo a tentare di prenderlo, correndo da una parte all’altra del praticello. Finalmente, dopo estenuanti corse e ingegnosi trucchetti, riuscimmo a trascinarlo fuori e a sellarlo.

“Parto io, ok Silvy?”

Annuii e mi misi accanto a Francesco, che impartiva ordini a tutto spiano al mio compare, che aveva un’aria leggermente spaesata. Cominciò a trottare tranquillamente, tutto sembrava perfetto. Purtroppo, Filippo diede un po’ troppa fiducia al furbastro. Si rilassò leggermente e il piccoletto lo scaraventò senza pietà in una delle siepi che delimitavano un parte del campo.

Mentre gli correvo in contro ( e mentre Francesco correva dietro al puledro nella speranza di riprenderlo), Pippo uscì tutto dolorante e pieno di graffi dalla siepe.

Preoccupatissima, gli strillai: “Oddiiiio stai bene?!”

“Si, tranquilla! Sicuramente meglio di te quella volta che la mia cavalla ti ha stampata sul muro!” fu la sua risposta. Subito dopo, fu il mio turno di salire in sella.

Cominciai a lavorare in piano. Se si fosse trattato solo di dressage, dovevo ammettere che quel giovincello aveva molto potenziale. Era comodo, e sembrava sapere il fatto suo malgrado la giovane età. Purtroppo per me, era anche molto imprevedibile, e non potevo permettermi di abbassare la guardia per nessun motivo.

Dopo aver galoppato un pochino, Francesco montò un esercizio di salto ostacoli.

“Bene, ora prova a venire qui” mi disse.

Era un normale esercizio, ma il piccoletto mangiava metri su metri! È inutile dire che mi sparò completamente per aria. L’esercizio veniva bene, ma come tutti i puledri, ancora non sapeva gestire le sue potenzialità e i suoi mezzi.

Quando scesi, Filippo mi abbracciò felice: “Brava bella mia, brava!”.

Rientrammo e mi presi il mio tempo per una meritata doccia. Quando uscii dalla doccia, avvolta in un soffice asciugamano, ero così rilassata che sul  momento non colsi il senso delle parole di FIlippo: “Ah bella, dimenticavo! Il tuo uomo sarà qui a momenti” mi disse con nonchalance. Cosa mi tratteneva dal strozzarlo?! 

In fretta e furia mi cambiaii al volo e mi truccai in modo abbastanza decente, giusto in tempo per aprire la porta ad Andrea, con finta disinvoltura.

“Vorrei presentarti ai miei, piccola”, mi sussurrò con voce incerta. Lo fissai con l’aria di chi crede (o spera) di aver sentito male.

“Dai, stasera siamo qui a cena da Elena. A mio padre piaci, credo. Cioè, parla bene di te…”

Potevo forse tirarmi indietro?

“A dopo piccolina” disse, ammiccando.

Non appena fu uscito, mi fiondai da Filippo, pronta a confessarmi con il mio amico.

La sua reazione non fu esattamente quella che mi aspettavo: generalmente, le persone normali sorridono e con aria comprensiva ti offrono il loro aiuto.

Lui no. Mi scoppiò letteralmente a ridere in faccia, blaterando frasi senza senso e battute a raffica.

Era un caso senza speranze.

…to be continued

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...