#1 : Prologo – Lorenzo

campo-da-crossSotto lo stesso cielo

La morte arriva silenziosa e inaspettata. E, spesso, porta con sé delle conseguenze a cui non ci si può sottrarre.

Una cosa è certa: l’amore, quello vero, può battere la morte, la può sconfiggere senza alcun problema. Può continuare, sopratutto se si ha un ricordo costante di chi è stato strappato alla vita.

Eppure, guardando nelle famiglie, è capitato di guardare gli stessi errori ripetersi, ma l’amore era sempre presente, era lui l’artefice silenzioso di quegli errori. Le generazioni cambiano e si sa che ciò che accade una volta, non si ripeterà mai più. O quasi…

Ci sono due storie che voglio raccontare. Preferisco partire dal passato, da quello che era prima che arrivassi in questo mondo. Alla fine, io sono solo a metà in questo intreccio di vite… e per capire la seconda bisogna partire dal principio.

In fondo, iniziò tutto in una notte d’estate.Avete presente quelle burrasche tipiche della stagione estiva? Quelle con un cielo illuminato da saette e lampi ed il buio pieno del rombo dei tuoni?

Ecco, iniziò tutto nel luglio dei miei 15 anni. Avevo freddo, tremavo e non riuscivo a dormire. Più che curiosare in soffitta, che altro potevo fare?Fu così, che frugai silenziosamente tra i vecchi bauli polverosi… si dice che chi cerca trova, io trovai un diario sgualcito e leggermente rovinato ai lati.

Probabilmente non avrei dovuto ficcare il mio naso in affari non miei… ma era il diario di mia mamma… come poteva non riguardarmi? Sopratutto dato che era per me, come voleva dire una dedica nella prima pagina?

“Caro Figlio ficcanaso, il giorno in cui troverai questo diario, spero che tu sia pronto. Pronto a capire, pronto ad amare, pronto a leggere la mia storia, a perdonare i miei errori e le mie scelte. 

Con affetto, 

Mamma.”

Riguardai quelle poche righe.

La data della dedica risaliva ad almeno sei mesi prima della mia nascita; anche se potevo notare chiaramente che in realtà il “racconto” della sua vita era stata una cronaca ordinata, iniziata probabilmente nell’inverno dopo il primo incontro tra mamma e papà.

Così, iniziai a leggere, con la tempesta che infuriava fuori, in netto contrasto con la calma che mi portavo nel cuore. Tornai indietro di circa 15 anni, mi persi nella sua scrittura ordinata, leggendo quella che era stata la sua vita, prima del mio arrivo.

Quella notte capii sopratutto una cosa che mi cambiò nel profondo: ci sono posti incantati, che hanno la capacità di incatenare le persone, facendole cadere in una rete di situazioni, di coincidenze e di fatti. Lo capii solo più tardi, quando nella rete ci caddi anche io. Perché ci devo sbattere contro il naso, prima di capirle le cose.

Un 15enne di certo non va a pensare alle conseguenze, a certe verità che lì per lì possono sembrare assurde. Mai e poi mai avrei creduto che in un giorno, in un istante, tutto potesse cambiare. Lì per lì scossi la testa, e continuai a leggere, ignaro che quelle parole mi sarebbero rimbombate nella mente, nel giro di qualche tempo.

…to be continued

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